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Imprese in difficoltà: problemi di liquidità per una PMI su tre. E risalgono i prestiti

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A causa del Covid nei primi dieci mesi del 2020 il valore della produzione è crollato del 14,4%

L’impatto della pandemia sulle piccole e medie imprese italiane è stato duplice. Da una parte ha creato problemi ai ricavi, dall’altro ha ridotto in modo pesantissimo la loro liquidità.

Crollo dei ricavi per le imprese italiane

Ad illustrare la situazione è un recente report di Confartigianato, secondo il quale nei primi dieci mesi del 2020 il valore della produzione è crollato del 14,4%. Si fa riferimento in particolare alle imprese italiane del settore manifatturiero, a quello delle costruzioni e dei servizi privati a imprese e persone (non viene considerato commercio e finanza). Il calo in termini assoluti è stato di 224,7 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Liquidità carente

Connesso a questo problema, c’è poi quello relativo alla liquidità. Per circa una impresa su tre (33,9%) si tratta di un vero e proprio dramma. Infatti la frenata dei ricavi ha prodotto nelle nostre imprese una prolungata carenza di fondi liquidi. Questo problema si avvertirà almeno fino a giugno 2021.
Sono in special modo alcune regioni ad aver accusato questo problema. Ad esempio la Calabria, dove il 42,6% delle imprese con 3 addetti ed oltre è in sofferenza. Ma anche la Sardegna (40,1%) e il Molise (39,6%). Chi se l’è cavata meglio sono le imprese in Valle d’Aosta (28,9%).

Forse può interessare: il PIL risalirà nel 20201, ma non verrà compensato il crollo dell’anno precedente.

Maggiore ricorso ai prestiti

Uno degli aspetti connessi a questi problemi, è il maggiore ricorso al credito. Favorite dal fatto di poter beneficiare di garanzie pubbliche sui prestiti, molte imprese hanno fatto ricorso ai finanziamenti (a ottobre +7,4% rispetto un anno prima). Gli interventi pubblici a supporto della liquidità hanno così consentito di attenuare la carenza di fondi. Purtroppo lo scopo dei prestiti non è sostenere gli investimenti, bensì gestire la liquidità conseguente al crollo dei ricavi. E questo finisce per aumentare gli oneri finanziari, con un impatto negativo sulla creazione di valore aggiunto.

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