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Ricavi, continua la crisi della moda: le imprese perdono 15 milioni al giorno

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Se la produzione manifatturiera in generale è scesa dello 0,9% su base congiunturale, la moda ha avuto un calo congiunturale del 3,5%

Lo scenario economico complessivo sta continuando a creare grossi problemi al settore della moda, che accusa un fortissimo calo dei ricavi. Le tensioni sul fronte geopolitico hanno penalizzato gli scambi commerciali, un aspetto importantissimo per la moda italiana (sia dal lato delle forniture sia da quello dell’export).

L’andamento calante dei ricavi

ricavi tessileI dati del primo bimestre del 2024 evidenziano questi problemi, illustrati dal centro studi Confartigianato: il valore dei ricavi nel tessile, abbigliamento e pelli scende del 5,1% su base annua: sulla base di questo andamento si calcola una perdita di ricavi pari di 15 milioni di euro al giorno.

Se la produzione manifatturiera in generale è scesa dello 0,9% su base congiunturale, la moda ha avuto un calo congiunturale del 3,5%. Se si considera invece il calo tendenziale dell’intera produzione manifatturiera italiana, che è stato il 3,1%, quello della moda è andato ben oltre arrivando all’8,8%.
Esaminando lo scenario per singoli comparti, il calo del tessile è maggiore della media (-8,9%) ma molto peggio fa abbigliamento in pelle che arriva a -14,8%.

Piccole imprese in grande difficoltà

Questa situazione di crisi sta colpendo in modo pesante soprattutto il sistema delle piccole imprese e dall’artigianato, che sono strutturalmente più fragili di fronte ai contesti avversi.

Eppure si tratta di un settore che va tutelato, visto che sono attive 49.593 micro e piccole imprese con 279mila addetti, il 61,5% del totale del settore. Le 34mila imprese artigiane attive danno lavoro a 139 mila addetti, pari al 30,6% dell’occupazione della moda. Nel 2023 nella moda il fatturato è pari a 97,5 miliardi di euro.

La crisi del commercio

Come detto, sul settore della moda si avverte la crisi del commercio internazionale. Basta guardare al dato sulle vendite all’estero, che segnano un trend debole (+0,8%) dopo il ristagno dello scorso anno.

A livello territoriale, il calo più ampio delle esportazioni per tessile, abbigliamento e pelli c’è stato in Toscana con -9% (del resto Prato è la culla della moda italiana), seguono Lazio con -5,1% e Veneto con -3,2%. A livello provinciale il dato peggiore è quello di Bologna, che segna -11,7% seguita da Firenze con -11,4%. Segno negativo anche per Verona con -8%.

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