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Dopo un marzo infuocato, i paesi produttori di petrolio (OPEC+) hanno finalmente raggiunto un accordo per tagliare la produzione globale di quasi 10 milioni di barili al giorno. Si tratta di un taglio dell’output di proporzioni clamorose, che però non ha soddisfatto i mercati.

Il taglio non risolleva il petrolio

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In altri tempi una quantità così significativa di petrolio in meno sui mercati, avrebbe fatto schizzare i prezzi verso l’alto. Invece, nonostante i tagli (che cominceranno a maggio) il prezzo del petrolio – specialmente il WTI texano – continua a scendere sempre più in basso.

La previsione di Goldman Sachs

A chi pensa che un domani le cose si aggiusteranno ha risposto Goldman Sachs. La nota società è convinta che il crollo della domanda per via del Coronavirus, è così drammatico che anche questo accordo storico non riuscirà a sostenere i prezzi nel medio periodo. In sostanza, bisognerà aspettare che passi la bufera coronavirus per vedere risalite delle quotazioni.

Troppa offerta, poca domanda

Il punto è che la ricaduta sulla domanda innescata dal Covid-19 è pari a circa 20 milioni di barili al mese. Il doppio dei tagli all’offerta concordati dai produttori OPEC+. Anche se la faida tra Russia e Arabia Saudita è alle spalle, dopo lunghissime trattative e una sanguinosa guerra dei prezzi, il mercato sembra pensare che i tagli siano troppo pochi e troppo in ritardo. Nel trimestre in corso si prevede ancora un notevole surplus di petrolio, con un rischio al ribasso dei prezzi rispetto ai livelli attuali.