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La diffusione della pandemia da Covid-19 ha messo in serissimi guai le imprese. Ci si aspettava un forte sostegno da parte delle banche, con la garanzia dello Stato. Invece su questo fronte è scoppiata la polemica.

Crisi di liquidità e imprese

Alle imprese – anche quelle sanissime – non sta infatti giungendo la liquidità promessa. Tanto che la presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche, Carla Ruocco (M5S), ha denunciato questa difficoltà. Il decreto Liquidità prevede che siano messi a disposizione 25 mila euro per le piccole imprese e i professionisti, con garanzia al 100% e fino a 800 mila euro garantiti al 90% dal Fondo centrale di garanzia Pmi, e prestiti anche maggiori garantiti dalla Sace. Tuttavia, ci sono ancora forti problemi di accesso al credito da parte delle aziende sane e dei clienti.

Secondo la Ruocco, le banche non si starebbero comportando in modo corretto. E ogni giorno giungono moltissime segnalazioni in merito, sia da parte di cittadini che delle imprese. Chiaramente, quello che stupisce di più è la difficoltà di accesso al credito per le aziende sane, quelle che per via del Covid stanno vivendo un momento di temporanea difficoltà, e non hanno potuto pagare i loro fornitori. Bloccare il credito a queste imprese significa metterle a rischio dissesto.

L’uso distorto della Centrale dei Rischi

In secondo luogo, le banche starebbero adottando dei criteri troppo restrittivi verso quella imprese segnalate in Centrale dei Rischi. Praticamente a tutte quelle iscritte viene impedito l’accesso al credito. In sostanza, se da un lato il governo indirizza un finanziamento ad un’azienda in difficoltà, poi c’è una banca che lo blocca. Per mercoledì prossimo l’Abi è stata invitata in audizione presso la commissione. In quell’occasione verrà tracciato un quadro aggiornato, sulla base dei provvedimenti relativi all’emergenza Covid-19.