famiglie-bollette-denaro

Quando il coronavirus andrà via, e speriamo che lo faccia quanto prima è possibile, ci lascerà una pesantissima eredità. Un popolo di indigenti. Secondo gli ultimi dati infatti, più di 3 milioni di lavoratori italiani sono già entrati nella fascia della povertà, assieme alle loro famiglie.

Il dramma di tanti lavoratori

Il panorama è drammatico. Un numero enorme di famiglie che finora era stata capace di vivere con poco, ma vivere bene. Ma che non poteva essere certo abituata a viver con nulla. Come si fa a sopravvivere due mesi così? Parliamo di tutti quei lavoratori dipendenti di aziende private, che all’improvviso sono dovuti rimanere a casa perché le aziende hanno dovuto chiudere da oltre un mese. Per loro l’ultimo stipendio mensile risale a inizio di marzo. E non vale certo molto il bonifico della cassa integrazione, che se tutto va bene verrà incassato da maggio in poi. Una finestra temporale fin troppo lunga in tempi di emergenza.

Non se la passano meglio i lavoratori autonomi. Anche lì la platea di indigenti si è ampliata. I sussidi che in questi giorni l’Inps sta pagando agli autonomi non bastano. Solo 600 euro. Come possono riuscire gli artigiani, i commercianti e gli imprenditori a far fronte ai costi aziendali fissi delle loro attività?

Finito il lockdown, bisognerà riflettere

Il lockdown probabilmente era necessario, ma dopo un mese non poteva non creare danni enormi. Il quadro normativo non aiuta di certo. Dal momento che – per fortuna – non abbiamo mai vissuto un’esperienza simile, non eravamo preparati a gestirla. La nostra macchina burocratica, così lenta e macchinosa, ha ingigantito i danni. Ci sono infatti ben 25 procedure diverse di cassa integrazione. Troppe.

Una cosa è certa. Quando tutto questo sarà finito, oltre a contare i danni bisognerà ripensare in modo serio a creare nuovi modelli organizzativi aziendali, che puntino molto di più sullo smart working. Tanto pià che gli studi dimostrano che – se fatto con logica- aumenta addirittura l’efficienza. Ma bisognerà anche puntare sull’adozione di tecnologie adatte a supportare lo smart working.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *