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Imprese italiane, torna a salire il rischio creditizio a causa della guerra nel Golfo

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La fotografia della situazione è stata fatta da Crif, la società specializzata in sistemi di informazioni creditizie

Una delle conseguenze dell’attuale conflitto in Medio Oriente è l’aumento del rischio creditizio delle imprese italiane. Va precisato he la guerra ha accelerato una preoccupante tendenza che era comunque già in atto negli ultimi anni.

Post-Covid, rischi e imprese italiane

impreseQuando ci fu la crisi legata alla pandemia da Covid, i governi di tutta Europa dovettero far affluire una montagna di liquidità senza precedenti per sostenere le aziende. Anche gli aiuti erogati negli anni immediatamente successivi hanno permesso alle aziende italiane di raggiungere un livello di rischiosità creditizia ai minimi storici, anche perché senza quelli c’era un rischio defalut per il 65% delle nostre PMI.
Quel meccanismo però a partire dal 2022 non funziona più, anche perché nel frattempo gli aiuti sono terminati e la rischiosità delle nostre aziende ha ricominciato a salire. Il guaio è che c’è stata un’accelerazione recente provocata dal conflitto nel corso.

L’indagine di Crif

La fotografia della situazione è stata fatta da Crif, la società specializzata in sistemi di informazioni creditizie. Alla fine del 2025 l’ultimo aggiornamento riporta che il tasso medio di default ha raggiunto il 3%. Alla fine dell’anno precedente questa percentuale era al 2,9%.
Il maggior tasso di default ha riguardato le società di capitali, che sono più esposte all’aumento dei tassi di interesse e agli scenari macroeconomici. Le piccole e medie imprese e le micro imprese invece hanno registrato dei tassi di default più bassi della media.

I settori più colpiti

Nella Panorama delle imprese italiane spiccano soprattutto alcuni settori produttivi che sono più esposti rispetto ad altri all’aumento del rischio creditizio. Si tratta di quei settori fortemente energivori (da noi il costo dell’energia è pesante) e più condizionati dalle oscillazioni dei prezzi delle materie prime, oppure al calo della domanda in mercati strategici come quello cinese.

L’aspetto positivo che ancora rimane

Nonostante l’aumento del rischio creditizio per le imprese italiane, bisogna tuttavia sottolineare che i livelli di rischiosità restano comunque sotto quelli che c’erano prima della pandemia, quando superavano il 4%. La situazione quindi al momento non desta particolari allarmi, ma vista la tendenza degli ultimi anni necessita comunque di un attento monitoraggio.

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