Il clima sui mercati finanziari è tornato a farsi nervoso dopo la nuova escalation tra Iran e Stati Uniti. Così la settimana per il dollaro statunitense si chiude in tono spento, perché gli investitori preferiscono mantenere un approccio cauto.
Come si sono mossi gli investitori
Il fattore più importante per i mercati è sempre la guerra nel Golfo. Gli attacchi fra Stati Uniti e Iran continuano e il presidente statunitense Trump ha affermato che presto deciderà se lanciare contro l’avversario un “massiccio attacco“. Questo scenario alimenta la preoccupazione di una corsa dell’inflazione, tenuto conto che il prezzo del petrolio si è affacciato nuovamente oltre la soglia dei 100 dollari per barile.
I dazi americani e i dati macro interni
Per il mercato ci sono altri due aspetti importanti da considerare. Il primo riguarda l’annuncio di nuove tariffe sulle importazioni, che Trump ha deciso di adottare contro circa 60 partner commerciali. Tutto ciò avviene a quasi un anno dal’accordo sulle tariffe USA-UE e rafforza i timori di una nuova ondata di dazi su larga scala, che avrebbero conseguenze pesanti sull’intera economia globale.
In secondo luogo ci sono i dati macro giunti dagli Stati Uniti. Gli indici PMI preliminari di S&P Global hanno evidenziato un miglioramento dell’attività dei servizi, ma al tempo stesso una frenata del settore manifatturiero.
La riunione di politica monetaria della Federal Reserve
La cautela degli investitori si giustifica anche con l’avvicinarsi della riunione di politica monetaria della Federal Reserve, come ricorda Helly di Page5. La banca centrale USA si riunirà la prossima settimana e il mercato ritiene che non ritoccherà i tassi di interesse. Tuttavia viene considerata ancora il 35% di probabilità che ci sia un aumento dei tassi.
Il dollaro e il rendimento dei Treasuries
In questo contesto, dopo i grandi guadagni degli ultimi giorni, il dollaro USD ha frenato ed è rimasto praticamente fermo attorno quota 101,3. Tuttavia lo scenario di fondo della valuta a stelle e strisce rimane saldamente rialzista.
Va segnalato inoltre che il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni ha interrotto un rally che l’aveva portato sui massimi da gennaio 2025.


















