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I numeri riguardanti l’evasione fiscale sono leggermente migliorati. Anche perché negli ultimi anni si è fatto largo ricorso a tecnologie e strumenti nuovi (tipo la fatturazione elettronica obbligatoria) per combattere questa piaga.
Tuttavia i conti non tornano come si poteva sperare.

La continua battaglia contro l’evasione

Nella battaglia tra chi non paga le tasse e chi combatte l’evasione (lo Stato), a perdere è ancora quasi sempre quest’ultimo. Secondo gli ultimi dati della Corte dei Conti, la cifra sottratta al fisco è stabile intorno ai 110 miliardi di euro l’anno.
In pratica si tratta  di un importo superiore a quello dei fondi stanziati per fronteggiare l’impatto della pandemia da Covid 19. Cifra che, è bene ricordarlo, è stata stanziata facendo ricorso al debito. E quello lo paghiamo tutti quanti noi.

Fa rabbia pensare che tutti questi soldi che lo Stato non incassa per l’evasione, potrebbero far abbassare clamorosamente il livello di imposizione fiscale che grava su tutti quanti. Ma purtroppo è così. Del resto, se nel 2019 meno di 2 autonomi ogni 100 hanno ricevuto un controllo del fisco, è chiaro che si fa una specie di assist a chi si chiede se sia più conveniente rischiare oppure pagare.
Anzi, non serve mano chiederselo perché è chiaro che sotto il profilo razionale conviene non pagare. Lo riconosceva qualche anno perfino l’ex direttore delle Entrate, Massimo Romano.

I numeri che ingannano

Nella Relazione sul rendiconto generale dello Stato, appena depositata dalla Corte dei Conti, a prima vista tutto sembrerebbe viaggiare meglio negli ultimi tempi. Gli introiti da attività di controllo hanno infatti registrato una crescita di 6,7 miliardi rispetto a un anno prima (tra adesione, ruoli e definizioni agevolate).
Il problema è che più di 1 miliardo è frutto di un unico accertamento (quello sul gruppo del lusso Kering sul caso Gucci). Se sottraiamo questo importo, allora il bilancio si rovescia e il risultato è molto inferiore a quello del 2018. In pratica, stiamo facendo passi indietro.

Per adesso quindi gli strumenti a disposizione del fisco non sono ancora in grado di determinare una significativa riduzione dei livelli di evasione. Il fenomeno resta molto grave. Il motivo è che quasi tutte le attività di controllo più sostanziose, finiscono per fare un buco nell’acqua. L’evasore infatti – nel 30% dei casi – non dà segni di vita. Irreperibili o falliti. Il risultato è che lo Stato di questi soldi frutto dell’evasione non vedrà neppure un centesimo. Con l’aggravante che quel 30% di “inerti” vale come il 40% delle somme accertate.

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