L’Europa ha provato a fare ciò che gli Stati Uniti di Trump stanno a loro volta facendo: utilizzare l’arma dei dazi per proteggere la propria economia. Ma a giudicare dai numeri record sulle vendite di auto cinesi nel vecchio continente, questa strategia si è rivelata un flop.
I numeri sulle vendite di auto cinesi
A certificare l’insuccesso della politica protezionistica nel settore automobilistico sono alcuni recenti dati. I marchi cinesi hanno superato per la prima volta il 15% delle vendite europee di auto elettriche. Le immatricolazioni di veicoli a batteria sono più che raddoppiate rispetto ad un anno fa, superando quota 38mila. Nel complesso i costruttori cinesi sono ormai prossimi al 10% dell’intero mercato automobilistico europeo. Tutto questo mente in generale il mercato dell’auto elettrica sta vivendo una grande frenata.
Dazi inutili
Tutto ciò rende chiara l’inefficacia delle tariffe introdotte nel 2024 dall’Unione Europea per bloccare l’invasione delle auto elettriche costruite in Cina (oltre al 10% già esistente, le aliquote supplementari arrivano fino al 35,3%. L’obiettivo di Bruxelles era limitare le vendite di auto cinesi nel vecchio continente per salvaguardare i grandi player in profonda crisi (e mentre il mercato dell’auto è in crisi, quello del riciclo vola). I numeri però dimostrano che l’effetto è stato decisamente modesto.
La strategia di penetrazione cinese
I produttori di auto cinesi infatti hanno assorbito parte dei costi puntando su modelli meno colpiti dai dazi come gli ibridi plug-in, e accelerando i piani industriali in Europa (BYT sta costruendo nuovi impianti produttivi nel vecchio continenti mentre altri gruppi stanno stringendo partnership).
Il loro successo in Europa nasce soprattutto dal rapporto tra qualità e prezzo, dal momento che molti modelli che giungono niente costano decisamente meno degli equivalenti europei. Inoltre a livello di software e di autonomia delle batterie spesso sono anche migliori.
Una mazzata per l’industria Europea dell’auto
La concorrenza cinese rappresenta un ulteriore grave problema per l’industria Europea dell’auto, che già è alle prese con una forte crisi. La transizione energetica verso l’elettrico è stata spinta da un impulso politico senza alcun visione strategica ed economica, spingendo ancora di più verso il baratro le case automobilistiche europee.
Si diceva che il boom dell’elettrico avrebbe tagliato 5 milioni di barili di petrolio, ma in realtà non è cambiato niente e il settore per giunta è in crisi. Travolte dalla concorrenza cinese nel mercato locale, adesso la stanno soffrendo anche in quello europeo. La crisi rischia di diventare quindi strutturale e irreversibile.



















