Con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente la gente comune ha iniziato a fare i conti con le conseguenze del rincaro del prezzo del petrolio. Ma mentre le famiglie devono fronteggiare bollette più care, le grandi compagnie petrolifere hanno visto schizzare i profitti.
La corsa dei prezzi del petrolio stesso
La guerra tra Stati Uniti e Iran ha spinto la quotazione di Brent e WTI fortemente in rialzo. Il prezzo del petrolio è schizzato oltre 100 dollari al barile già nel mese di marzo, provocando immediate conseguenze per famiglie imprese e bilanci pubblici.
L’aumento del carburante si è scaricato direttamente sui consumatori costringendo decine di paesi, tra cui anche l’Italia, a tagliare le accise sulla benzina per riuscire a ridurre l’impatto del rincaro. Ma queste minori tasse significano minori risorse che entrano nel bilancio pubblico e che sarebbero destinate ai servizi per la comunità.
NB. Si può studiare l’andamento del prezzo del petrolio anche tramite il metodo Fibonacci.
Sorridono solo le grandi Big Oil
Chi invece si può cullare su una situazione dorata sono le grandi aziende petrolifere, i cui profitti si sono gonfiati immediatamente. Sulla base dei numeri contenuti in UCube di Rystad Energy, la compagnia che più di ogni altra è riuscita a guadagnare da questa situazione è Saudi Aramco che potrebbe incassare 25,5 miliardi di dollari extra nel corso di quest’anno, qualora il prezzo si mantenesse più o meno attorno ai 100 dollari. Peraltro la compagnia petrolifera saudita ha già accumulato profitti colossali negli ultimi anni.
Dietro di lei ci sono le tre grandi società russe del petrolio ossia Gazprom, Rosneft e Lukoil che insieme potrebbero incassare quasi 24 miliardi di dollari extra. La corsa del petrolio ha alimentato notevolmente il bilancio di mosca nella guerra in Ucraina.
Poi ci sono Exxon Mobil, Chevron e Shell che insieme possono aspettarsi circa 27 miliardi di dollari di profitti extra.
La richiesta di una tassa
La situazione ci fa capire ancora una volta quanto sia essenziale viaggiare verso un’economia sostenibile. A causa di questo scenario che vede da una parte la gente comune colpita duramente da questa situazione e dall’altra le grandi aziende petrolifere che fanno affari d’oro, si è fatto più aspro il dibattito per l’applicazione di una tassa sui profitti di guerra. All’inizio di aprile i Ministri delle Finanze di Germania, Spagna, Italia, Portogallo e Austria l’hanno chiesta esplicitamente alla commissione europea.















