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Le performance passate non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri o delle performance future

Costi in forte aumento, l’agricoltura italiana fa i conti con la guerra

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I rincari dei fattori produttivi in molti casi ha superato il 30%. Vola il prezzo dei fertilizzanti

Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un pesante contraccolpo nel mondo dell’agricoltura. A causa dell’escalation di tensione nel Golfo, i costi sono schizzati verso l’alto e rischiano di avere forti ripercussioni sulla redditività delle aziende agricole del nostro Paese.

Il panorama dell’aumento dei costi

agricolturaLa fotografia del settore è stata scattata dal Centro Studi Divulga, che ha evidenziato come la crescita dei costi produttivi in molti casi ha superato il 30%. Tra fertilizzanti, carburanti, e materiali tecnici, il panorama dei rincari è molto ampio. Tradotto in termini assoluti, parliamo di aumenti di circa 200 euro per ogni ettaro coltivato.

Le conseguenze potrebbero essere pesantissime per l’intero sistema agroalimentare italiano. Peraltro tutto questo viene in un momento in cui il settore agricolo è già stato colpito dall’instabilità dei mercati internazionali e dagli eventi estremi legati al climate change.

Rincari e marchi di manovra limitati

Il settore agricolo è uno di quelli più esposti allo shock causato dalla guerra. A differenza degli altri, i suoi margini di manovra per reagire ai venti contrari sono abbastanza limitati, dal momento che mentre i costi crescono rapidamente, i prezzi non possono essere adeguati allo stesso ritmo. E talvolta neppure nella stessa entità.

Ogni shock quindi comporta un assottigliamento dei margini di profitto, al quale spesso si può reagire soltanto riducendo le superfici coltivate e tagliando la produzione. Problemi gravi per l’economia agricola, che già paga 99 miliardi l’anno a causa dei disastri naturali.

Le coltivazioni più esposte

All’interno dell’ampio panorama dell’economia agricola, ci sono alcune tipologie di produzione che sono state colpite maggiormente dal problema dell’aumento dei costi rispetto ad altri. Si tratta soprattutto di quelle coltivazioni più energivore e quelle che dipendono maggiormente dai fertilizzanti, uno dei fattori produttivi che ha subito il rincaro più elevato. Basta pensare che il prezzo dell’urea aggiunto gli 815 per tonnellata, con un aumento che è stato di circa €230 tra la fine di febbraio e l’inizio di aprile. Circa il 40% in più.

Inoltre con la guerra è esploso il prezzo del gasolio agricolo, passato da 0,85 al litro a 1,38 euro. A questi rincari vanno poi aggiunti quelli dell’energia e dei trasporti che vanno a incidere sull’intera filiera agroalimentare.

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