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Economia italiana, l’avvio positivo del 2026 rischia di essere spazzato via dalla guerra

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Se il conflitto non finirà presto, la crescita del nostro PIL si dimezzerebbe

I primi mesi del nuovo anno sono stati confortanti per il nostro Paese, dal momento che sono giunti segnali incoraggianti per l’economia italiana. C’è stata una crescita dei consumi favorita anche dall’inflazione in discesa, mentre l’occupazione è ai massimi livelli.
Ma questo scenario rischia di andare in frantumi a causa della guerra nel Golfo.

I riflessi della guerra sull’economia italiana

economia italianaA causa del conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz si è scatenata una crisi energetica che rischia di mandare l’inflazione in crescita dei prossimi mesi. Secondo Confcommercio l’indice dei prezzi al consumo potrebbe salire leggermente all’1,8% il prossimo mese, che sarebbe un valore comunque gestibile, ma quel che preoccupa maggiormente è che potrebbe accadere in seguito.

Gli scenari di Confcommercio

Quello che succederà all’inflazione, e le conseguenze sull’economia italiana dipenderanno essenzialmente dalla durata della guerra e della crisi energetica. Se rientrerà in tempi relativamente brevi (idealmente entro maggio), probabilmente avremo un ritorno dei prezzi dell’energia su valori normali entro l’estate. Ciò dovrebbe contenere l’inflazione che si fermerebbe su un valore attorno al 2%.

Guerra lunga = gravi problemi

Nel caso invece in cui la situazione non dovesse migliorare, c’è il rischio che il prezzo del petrolio, arma tattica di Teheran, rimanga attorno o anche oltre i 100 dollari per barile, prolungando la crisi energetica anche al periodo invernale. I rincari andranno progressivamente contagiando altri settori e filiere industriali, accelerando ulteriormente la corsa dell’inflazione. Le conseguenze sarebbero pesantissime per l’economia italiana, con una crescita che praticamente si dimezzerebbe.

Infatti secondo secondo le stime di Confcommercio, l’inflazione potrebbe schizzare al 2,6% e il nostro PIL potrebbe crescere soltanto di uno 0,5% o 0,6%, a causa della riduzione dei consumi per via del minore reddito reale provocato dall’inflazione più alta.
I progressi registrati nella prima parte dell’anno verrebbero completamente cancellati da questo scenario, che avrebbe un impatto negativo anche sugli investimenti, sull’export e sul turismo.

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